Quelle mura che ci impediscono di arrivare fino in cielo – Recensione di un libro

 

Una bellissima canzone dei Led Zeppelin parlava di una scalinata proiettata verso il cielo. Ma il cielo non è facile da raggiungere, anche perché ci sono mura che sbarrano il cammino. Alcune sono forse legate alla nostra natura e potrebbero essere invalicabili; altre sono state costruite dall’egoismo e dall’arroganza di alcuni, che le proteggono strenuamente per difendere interessi e privilegi.

Abbattere Le Mura Del Cielo

Della voglia di provare a superare quelle mura ci parla un libro, uscito da qualche settimana: Abbattere le mura del cielo, di Mauro De Agostini (Ed. Zero in condotta, pagg. 224, 15 Euro), in cui si racconta una storia degli anni Settanta, dal 1975 al 1984: quella vista attraverso i pensieri e i documenti dei movimenti di quegli anni e in particolare delle occupazioni legate al movimento anarchico milanese.

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Chiedi chi erano gli Anni Settanta

Esiste una vulgata superficiale e offensiva per cui quelli furono gli anni degli opposti estremismi, della violenza, della semplificazione ideologica, del conformismo di sinistra, della negazione dell’individualità.

Come ha giustamente sottolineato l’autore in una presentazione pubblica del libro, vale la pena ricordare cosa ci ha dato quel decennio, estendendolo magari un po’, in termini di leggi innovative e cosa abbiamo oggi grazie ai movimenti popolari e intellettuali che hanno profondamente trasformato in senso positivo la nostra società aprendo spazi di libertà, di partecipazione e di uguaglianza in molti e diversi aspetti.

Nuvole

Pensiamo ai diritti di chi lavora e troveremo lo Statuto dei Lavoratori, del 1970, che permette tuttora a coloro che sono impiegati in un’azienda di almeno 15 lavoratori di ottenere una forte protezione contro lo strapotere degli imprenditori; ma anche il Punto Unico di Contingenza (1975), garanzia contro l’inflazione, uguale per tutti i lavoratori.

Pensiamo alla famiglia e troveremo la legge sul divorzio (1970) e il successivo vittorioso referendum contro il tentativo di abrogazione della legge (1974), sostenuto da un poderoso movimento popolare e intellettuale. Ma anche il nuovo Diritto di Famiglia (1975), che sanciva il superamento della subordinazione della donna all’uomo.

Per quanto riguarda i diritti delle donne, l’abolizione del delitto d’onore nel 1981 e l’introduzione del diritto di aborto, prima con la legge 194 del 1978 e poi con il successivo referendum del 1981, che lo confermò definitivamente in seguito a un’imponente mobilitazione soprattutto femminile.

Manifestazione Anni 70

Per quanto riguarda la salute, la Riforma Sanitaria, cioè la legge 833 del 1978, di cui molto si parla in questi mesi come di un baluardo a difesa della salute di tutti i cittadini, e la collegata legge 180 sull’abolizione degli ospedali psichiatrici (la Legge Basaglia), sempre del 1978.

Per quanto riguarda la scuola, la legge che liberalizzò l’accesso alle facoltà universitarie, del dicembre 1969, aprendo le porte dell’istruzione terziaria a tutti gli studenti, indipendentemente dalla scuola secondaria frequentata. L’importantissima legge 517 del 1977 che garantiva a tutti i bambini e a tutti gli adolescenti l’inserimento nelle scuole comuni, limitando in modo sostanziale l’esistenza di scuole differenziate per i minori diversamente abili e che fu uno dei primi provvedimenti al mondo in tal senso. Inoltre, la legge sul Tempo Pieno, la 820 del 1971, figlia di un movimento in tal senso che aveva visto impegnati sul campo numerosissimi insegnanti e dirigenti.

Nel 1975 venne abbassata la maggiore età a 18 anni, dando ai giovani maggiori responsabilità, autonomia e diritti, da quello di voto a quello di potere guidare un’automobile oppure potersi intestare la proprietà di un bene e fare scelte relative alla propria vita senza dipendere dalla potestà dei genitori.

Infine, ma sicuramente questo è un elenco incompleto, la legge 772 del 1972, che garantiva il diritto all’obiezione di coscienza nei confronti del servizio militare, in precedenza obbligatorio per tutti, sotto minaccia di reclusione per chi si rifiutava di sottostare all’obbligo di impugnare le armi nell’esercito nazionale.

Antimilitarismo

Proviamo a immaginare la nostra vita senza questi provvedimenti e forse il giudizio sugli anni Settanta cambierà. È curioso pensare che gran parte di coloro che si battevano per l’estensione dei diritti civili e sociali non avevano come loro scopo prioritario la promulgazione di quelle leggi, né le salutarono, spesso, come una conquista, ma come una capitolazione.

Le leggi sono spesso una certificazione dei rapporti di classe: dal momento che essi erano maggiormente favorevoli, in quel momento, ai lavoratori, portarono alla promulgazione di norme che consentirono un avanzamento in primis dei livelli di vita dei ceti subalterni, attivamente impegnati nella difesa dei loro interessi materiali, ma in generale di tutti i cittadini, anche grazie al sostegno di ampi settori intellettuali, egemonizzati da un pensiero progressista, quando non esplicitamente socialista.

Dagli anni ’80 in poi, il progressivo indebolimento delle lotte dei lavoratori e la perdita di egemonia culturale hanno portato a sconfitte e arretramenti che paghiamo nella nostra vita quotidiana sul lavoro e nella società.

Il libro ci parla di quegli anni, dei dibattiti, delle lotte, delle difficoltà e delle contraddizioni, con una notevole ricchezza di contributi, che ci fa tornare dentro quel tempo, non per esercitare uno sterile amarcord, ma come stimolo per aprire un ponte tra quel passato e un presente nel quale ci sono settori giovanili che stanno progressivamente prendendo coscienza della necessità di mettere in discussione l’ordine capitalista e le sue distorsioni.

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Stanchi di bussare

Quando si cerca di valicare le mura del cielo si rischia di incorrere nella violenza esercitata da chi cerca di difendere a tutti i costi i propri privilegi. Così arrivarono Piazza Fontana e Piazza della Loggia, l’Italicus e la Stazione di Bologna, l’incriminazione per gli anarchici e la criminalizzazione per il movimento antagonista, ma il libro, pur descrivendo con precisione il periodo storico, si concentra su una storia fatta di volontà di costruire reti di classe e di antagonismo, sui posti di lavoro e sul territorio.

I dibattiti riportati e i documenti citati (volantini, articoli, interventi scritti, ecc.) ci riportano un tentativo di costruire legami all’interno di settori proletari scollegati e in difficoltà, con il desiderio di stimolare la partecipazione in prima persona, perché ciascuno fosse (sia) protagonista del proprio destino e delle proprie scelte. Comprese, naturalmente, quelle di esercitare una critica radicale nei confronti di un sistema preoccupato, soprattutto, di salvaguardare i privilegi di una minoranza capace di costruire e mantenere forti legami con il mondo della politica.

Invece di bussare, alcuni settori hanno deciso di entrare, senza accettare un ennesimo diniego e hanno costruito un pezzo della nostra storia, anche di quella di oggi.

Felicità Permanente

Alcuni tentativi sono andati a buon fine e hanno permesso alle lotte di raggiungere risultati concreti. Altre volte, come è destino delle battaglie sociali, non è andata bene. Ma da ogni esperienza, positiva e negativa, è necessario prendere tutto ciò che può permettere di ricominciare con più voglia e con maggiori probabilità di ottenere successi.

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Come arrivare al cielo senza avere nemmeno una bicicletta?

Anni di lotte e di organizzazione. Di riunioni, di associazioni, di collegamenti che nascono, si trasformano, riprendono sotto altra forma e altro nome. Le occupazioni di via Torricelli e via Conchetta sono in quegli anni sede di gruppi che riuniscono lavoratori occupati in diversi settori professionali, ma in particolare sono il punto di riferimento dei lavoratori ospedalieri.

Fortemente orientate in senso libertario, queste realtà acquisiscono sempre maggiore peso all’interno degli ospedali milanesi e sono protagoniste di lotte che mettono al centro dell’attenzione il salario, le condizioni di lavoro e la garanzia occupazionale, con lotte durissime come quella nella ex clinica Ranzoni-Principessa Jolanda, capace di produrre un presidio all’aperto, in periodo invernale, durato ininterrottamente giorno e notte per oltre due mesi, conclusosi vittoriosamente con la riassunzione di due lavoratori licenziati.

Ospedalieri 1

Tra le parole d’ordine di allora, spicca, dalla nostra prospettiva odierna, quella sulle assunzioni con il superamento dei contratti a termine e la necessità di creare un legame organico tra ospedale e territorio, argomenti di grande attualità in questo periodo più che mai.

Ancora oggi le mobilitazioni di lavoratori ospedalieri continuano idealmente le lotte condotte in quegli anni.

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Parlando di rivoluzione

Le occupazioni furono sede anche del collegamento degli studenti medi, presenti in diverse realtà scolastiche del tempo.

Spicca, nella lettura dei documenti, la consapevolezza della necessità di costruire saldi legami con le realtà legate al mondo del lavoro e con le loro rivendicazioni. Sono assenti considerazioni legate alla difficoltà di trovare un’occupazione adeguata agli studi compiuti, così frequenti nelle argomentazioni di altri gruppi politici. L’unica preoccupazione è dettata dalla necessità di essere parte integrante del movimento che si batte per ottenere giustizia sociale e uguaglianza per tutti; è assente la ricerca di privilegi per alcuni, per quanto mascherati dalla rivendicazione di uno sbocco lavorativo collegato alla propria formazione scolastica.

Educazione

Si tratta di una specificità significativa: l’apertura è infatti l’elemento decisivo per evitare che i movimenti studenteschi scivolino verso atteggiamenti egoistici, quando non verso una deriva paternalistica, ingiustificata e offensiva nei confronti degli altri settori sociali impegnati nella battaglia per il cambiamento dei rapporti di classe.

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Persone alla ricerca di un ruolo sociale

Accompagnato dal dilemma tra la necessità di una sua specificità e il legame con il movimento più ampio di liberazione dall’oppressione socio-economica del capitale, anche il movimento delle donne decise di dotarsi di momenti di incontro e di dibattito in forma autonoma: nacque così il Collettivo Donne Libertarie, capace di affrontare sia questioni legate alle condizioni professionali delle partecipanti e delle donne proletarie in generale, sia quelle relative alle problematiche familiari, nelle quali emergeva la forte contraddizione uomo-donna.

Angeli Del Focolare

Erano gli anni in cui l’aborto non era ancora legale e la lotta per il riconoscimento del diritto all’interruzione di gravidanza (senza limitazioni e autorizzazioni preventive, nella prospettiva delle partecipanti) costituiva un elemento importante della discussione. La promulgazione della legge 194 nel 1978, pur con i distinguo legati alla posizione delle donne libertarie, costituì uno straordinario successo di tutto il movimento delle donne.

Figli E Aborto

La lettura dei documenti dell’epoca è molto significativa. Numerosi elementi al centro della discussione sono ancora oggi di grande attualità: dal dibattito sulla maternità allo sfruttamento sul posto di lavoro, dal rapporto con i figli a quello con i propri compagni o mariti. Si tratta di un importante strumento a disposizione delle giovani generazioni per cogliere la continuità delle riflessioni e il legame ideale e concreto con le rivendicazioni e le argomentazioni di chi le ha precedute.

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Dalla casa alla strada

La storia del movimento di lotta per la casa è la storia di un intreccio tra soggetti proletari e settori politicizzati, spesso intrecciati tra loro: i proletari si politicizzano nella lotta; i giovani sono senza casa e senza reddito, cosi diventano occupanti per potere vivere una propria esistenza autonoma e indipendente.

Le case occupate non sono che un elemento, seppure il più avanzato, di un movimento che rivendica affitti a portata di reddito (è di quegli anni la richiesta di un affitto “proletario”, non superiore al 10% del salario), che chiede più case popolari, che si batte contro le vendite frazionate e cerca di impedire la trasformazione della città in uno spazio a uso e consumo delle immobiliari, di quelli che Milano se la bevono, di chi vuole trasformare i quartieri popolari in un parco dei divertimenti, espellendone gli abitanti.

Lotte Per La Casa

Il movimento, diffuso in diversi quartieri, funge da controllo sulle speculazioni edilizie, coordina iniziative importanti e spinge per un diverso uso del territorio, più rispettoso nei confronti delle popolazioni a rischio di allontanamento e del benessere di tutti, rivendicando aree verdi e spazi urbani a uso dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati e non solo dei ceti più abbienti.

Le case occupate non sono un luogo nel quale ciascuno si chiude dietro alla propria porta chiusa a chiave: sono laboratori di discussione e approfondimento (convegni, centri studi, associazioni culturali e politiche) e contemporaneamente sperimentazione di una socialità diversa: gli occupanti gestiscono lo spazio in comune, l’assemblea è organo sovrano, le decisioni vengono prese collettivamente, le trattative per il contratto con le controparti pubbliche e private sono momenti di dibattito e di crescita. La democrazia diretta diventa un’abitudine di vita. Il confronto con le altre realtà viene spontaneo: la strada, quella in cui si scende per manifestare, rivendicare e solidarizzare con altri settori in lotta, è lì fuori, a chiamare gli occupanti.

Prendiamoci La Città

Dalla questione casa, l’attenzione si allarga ad altre rivendicazioni: per esempio contro il carovita. Nel 1977 esplode il movimento contro gli aumenti delle tariffe dell’ATM (l’Azienda dei Trasporti Municipali), che si estende a tutta la città, con punte di partecipazione elevate. Il dibattito investe il significato dei trasporti pubblici, l’uso degli stessi, la loro gratuità (proposta avanzata, 40 anni dopo, da una candidata sindaca di Milano), la socializzazione, la struttura della città, la collocazione dei quartieri popolari, i cambiamenti del territorio. Ancora una volta, le occupazioni si aprono e sono laboratorio di socialità.

Nella casa di via Correggio viene accolto nel 1981 il Virus, un collettivo culturale punk, che trasforma gli spazi degradati esistenti in ambienti aperti per attività musicali e politiche e con attività e prese di posizione contro la diffusione delle droghe pesanti.

Virus 1

Sono esperienze che resteranno per sempre nella memoria di chi le ha vissute, di cui fare tesoro e da trasferire in altri ambiti della propria esistenza.

Ascolto consigliato: La strada, Giorgio Gaber

Forse una rabbia antica

È vero, gli anni Settanta, furono anche anni di violenza. Quella dello Stato e dei suoi servizi segreti e quella dei fascisti, che uccidevano gente innocente e militanti di sinistra. Quella di chi si illuse di potere risolvere la lotta di classe in uno scontro tra bande armate, per riparare a qualche torto, scordandosi che le fughe in avanti non servono a far sì che trionfi la giustizia proletaria, ma favoriscono l’isolamento dei militanti dai settori popolari.

La scelta dell’avanguardismo armato era l’esatto contrario di quanto sostenevano e praticavano coloro che nelle case occupate sperimentavano un altro modo di vivere e si battevano con i lavoratori, i disoccupati e i pensionati, non al posto loro, per rivendicare giustizia sociale e contemporaneamente cercando di costruire consenso e battaglie di massa.

L’esperienza della lotta armata, che coinvolse migliaia di militanti e di proletari, sedotti dal sogno di una scorciatoia nel cammino verso l’uguaglianza, indebolì il movimento a causa della repressione e causò il distacco di diverse persone, estranee ad una logica di confronto militare e timorose di essere coinvolte in scelte di cui non si sentivano partecipi.

Le case occupate, data la loro impostazione politica, furono toccate marginalmente dal fenomeno, ma la repressione colpì ugualmente e senza fare distinzioni alcuni militanti, tra i quali Libero e l’indimenticabile e conosciutissimo Anacleto, che finirono in carcere per un certo periodo di tempo, prima di essere rilasciati.

Libertà Per Anacleto

La necessità di solidarizzare con i detenuti portò le case occupate di via Conchetta e di via Torricelli a farsi carico dei militanti imprigionati e questa diventò una delle attività portate avanti da alcuni gruppi che facevano riferimento alle occupazioni.

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L’ultima pagina vorrei che fosse la più bella

È impossibile chiudere in un modo diverso che non sia quello di citare la poesia di Milena, un’occupante di Via Correggio, che parla dell’invasione delle farfalle, per raccontare cosa è stata quell’esperienza di socialità, di battaglie, di sofferenze, di gioia, di sconfitte, di vittorie, di vita e di amore.

Grazie a Milena. E grazie a Mauro De Agostini, per avere trasformato tutto ciò in un pezzo di storia scritta.

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Cavallo Che Fugge Dalla Giostra

Luca

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