(di Zub) Il 25 aprile 1945 venivano liberate le principali città del Nord Italia ponendo fine così, insieme alla guerra, a un ventennio di dittatura che aveva disonorato l’Italia e, da ultimo, l’aveva asservita alla politica razziale e ai progetti egemonici della Germania nazista.
Una data che ogni anno è accompagnata, insieme a retoriche cerimonie ufficiali, da genuine manifestazioni popolari in ricordo della lotta partigiana. Manifestazioni popolari che quest’anno non si possono tenere a causa delle misure contro la diffusione dell’epidemia.
Proprio questo punto deve indurci alla massima vigilanza. Le misure di distanziamento sociale hanno portato di fatto alla sospensione dei diritti politici e costituzionali. Ogni manifestazione che non sia solo “virtuale” può portare a pesanti sanzioni. In Polonia il governo ha cercato di approfittarne per manomettere la legge sull’aborto (scontrandosi fortunatamente con una grande opposizione popolare), in Ungheria Orban assume i pieni poteri tra le flebili proteste dell’Europa. In Italia non siamo a questo punto, ma occorre vigilare per non arrivarci.
Le pulsioni autoritarie e fascistoidi sono sempre ben vive nel nostro Paese, come ha ampiamente dimostrato il governo Movimento 5 Stelle – Lega con l’introduzione di leggi repressive che il governo Movimento 5 stelle – PD – LEU si è ben guardato dall’abrogare (d’altra parte abbiamo ancora in vigore leggi repressive di epoca fascista se non borbonica).
È molto preoccupante che parlando di “fase 2” si parli solo di riapertura delle fabbriche e di ripresa del campionato di calcio e dei consumi e non di ripristino dei diritti politici.
Il diritto di manifestare non è un optional è la base fondamentale di qualunque modello democratico; è importante quindi che venga ripristinato quanto prima (sia pure con i necessari adeguamenti di natura sanitaria).
