La nuova situazione politica dopo l’intesa PD-M5S-LEU e le prospettive per il futuro – L’opinione di Prateria Ribelle – Novembre 2019

Come valutate la nuova situazione politica?

Innanzitutto bisogna dire che la situazione si modifica con una tale velocità che ogni valutazione rischia di diventare in breve tempo superata dai fatti. Solo poche settimane prima che cadesse il governo di Lega e Cinque Stelle praticamente nessuno si sarebbe immaginato uno scenario di questo tipo.

Governo PD-M5S 2

È uno scenario positivo?

Di positivo c’è il fatto che le forze più reazionarie non sono al governo, ma se le alternative non si dimostrano all’altezza delle sfide che il momento richiede, il rischio è di ritrovarsi nel giro di qualche mese con un governo egemonizzato dai sovranisti e con un’incidenza di forze che sono più o meno esplicitamente di tendenza neofascista.Continua a leggere “La nuova situazione politica dopo l’intesa PD-M5S-LEU e le prospettive per il futuro – L’opinione di Prateria Ribelle – Novembre 2019”

Chi inquina

Quello ecologista è oggi indubbiamente il più importante movimento di massa, sia per le tematiche investite, che toccano direttamente il nostro futuro e la stessa sopravvivenza del pianeta come lo conosciamo, sia per le dimensioni che ha saputo raggiungere.Continua a leggere “Chi inquina”

Incidenti sul Lavoro – Gli ultimi dati parlano di 17.000 morti in dieci anni – Il caso Eureco di Paderno Dugnano (Milano) del 2010

Giovedì 7 novembre 2019 si è svolto presso l’Aula Consiliare del Comune di Paderno Dugnano, in provincia di Milano, un incontro sul tema degli incidenti sul lavoro, a nove anni dalla strage dell’Eureco, ditta di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, presso la quale il 4 novembre 2010 si è verificato un terribile incidente che ha portato al ferimento di otto lavoratori, dei quali quattro sarebbero morti nei giorni successivi.Continua a leggere “Incidenti sul Lavoro – Gli ultimi dati parlano di 17.000 morti in dieci anni – Il caso Eureco di Paderno Dugnano (Milano) del 2010”

Recensione: Frammenti autobiografici dal carcere – Laboratori di scrittura sulla paternità tra uomini detenuti e uomini liberi – a cura di Carla Chiappini e Marco Baglio

Tre livelli di approfondimento: la scrittura autobiografica come rilettura della propria storia; il rapporto di paternità, vissuto come padri e come figli; la detenzione, come luogo di esclusione, ma anche di possibile incontro.Continua a leggere “Recensione: Frammenti autobiografici dal carcere – Laboratori di scrittura sulla paternità tra uomini detenuti e uomini liberi – a cura di Carla Chiappini e Marco Baglio”

13 ottobre 2019 – Giornata dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro

Domenica 13 ottobre è stata celebrata la giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro.

Incidenti sul Lavoro 13-10-19

Ci sembra positivo che su una questione tanto grave e importante si accendano i riflettori dei mezzi di comunicazione per suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica, ma, senza provvedimenti concreti e certi, la situazione non sembra destinata a cambiare, come purtroppo testimoniano i dati, che parlano di un 2019 in linea con il 2018: quasi 700 vittime da gennaio ad agosto. Ricordiamo inoltre che l’anno scorso ci sono stati circa 650.000 infortuni sul lavoro, con il loro carico di sofferenze, invalidità, vite pesantemente e spesso irrimediabilmente condizionate da un incidente sofferto nell’esercizio della propria professione.

Nella maggior parte dei casi, non si tratta di fatalità, ma ci sono provvedimenti da prendere e quindi investimenti nella prevenzione, oltre all’estensione dei controlli e quindi maggiori risorse per coloro che sono preposti ad effettuare tali controlli.

Infortuni sul Lavoro - Manifestazione

Contemporaneamente vanno diminuiti i carichi e gli orari di lavoro per coloro che sono impegnati in attività pericolose per sé e per gli altri, così come è necessario riconoscere almeno in modo parziale il tempo di spostamento da casa al lavoro e viceversa: la stanchezza è molto spesso causa di infortuni.

Vanno inoltre organizzati corsi specifici o pensati periodi di preparazione per chi si avvicina a nuove professioni affinché i lavoratori siano consapevoli delle modalità del ciclo produttivo, dei rischi che corrono nel maneggiare macchinari e attrezzi, dei pericoli connessi agli spostamenti all’interno dei luoghi di produzione e sui ponteggi, della nocività rappresentata dalle sostanze con le quali entrano in contatto, dell’importanza di indossare abiti e strumenti protettivi adeguati, che devono essere forniti loro dall’azienda.

La vita dei lavoratori e la loro salute non sono variabili di secondaria importanza: la vita è una sola e non si può pensare che possa essere sacrificata per guadagnarsi da vivere. La battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro è fondamentale e va accompagnata con la lotta per un salario dignitoso, per la riduzione dell’orario, per trasporti frequenti e confortevoli per i pendolari, per servizi efficienti, per un’esistenza che garantisca molto di più della pura e semplice riproduzione della nostra forza-lavoro.

Incidenti sul Lavoro

Prateria Ribelle

22 Ottobre 1972 – La classe operaia a Reggio Calabria

E’ il 1972. La destra fascista guida una rivolta nella città di Reggio Calabria, prendendo a pretesto l’assegnazione del capoluogo della Regione a Catanzaro. La città diventa simbolo del meridione che collabora attivamente allo sviluppo industriale dell’Italia attraverso l’emigrazione nelle città del nord, ma senza ricevere nulla in cambio.

Le OO.SS. – in particolare i metalmeccanici, gli edili e i braccianti – rispondono organizzando una manifestazione nazionale nella città per rivendicare gli obiettivi contrattuali, l’unità delle classe operaia, l’antifascismo come valore centrale del movimento dei lavoratori.

Reggio Calabria 1972 - 2

I treni che viaggiano nella notte da tutta Italia verso Reggio Calabria vengono sabotati da bombe che esplodono lungo il percorso, fortunatamente senza provocare vittime: rallentano i convogli, ma non riescono a intimorire i lavoratori, che a migliaia (40.000) sfileranno il 22 ottobre per le vie di Reggio Calabria, incuranti anche dei sassi lanciati da alcune vie laterali contro il corteo.

Reggio Calabria - Treni

Le emozioni di quella notte e del giorno che la seguì sono testimoniate da una splendida canzone di Giovanna Marini, I treni per Reggio Calabria, che ci restituisce il clima, la determinazione, la semplicità e tutto il vissuto di quell’avvenimento, compreso il diverso modo di vivere la tensione da parte dei giovani e di coloro che erano più esperti.

Reggio Calabria - Giovanna Marini

A chi non l’avesse mai ascoltata e a chi non la ascolta da tempo, suggeriamo di prendersi qualche minuto per rivivere quei giorni in cui la classe operaia, in quanto movimento dei lavoratori, scese in piazza non solo per difendere i propri interessi di classe, ma anche per dare un chiaro messaggio ed esprimere collettivamente la propria opinione sulle scelte politiche di fondo e sul cammino che il nostro Paese doveva seguire.

Reggio Calabria 1972 - 1

Prateria Ribelle

La marea verde – Storia della lotta per la legalizzazione dell’aborto in Argentina

Pubblichiamo un interessante contributo sulla lotta delle donne argentine per la legalizzazione dell’aborto.

Buenos Aires, 14 giugno 2018, manca poco all’inizio dell’inverno. Una marea di persone occupa la strada di fronte al Parlamento, dove i deputati stanno discutendo l’approvazione della legge per la legalizzazione dell’aborto in Argentina. La votazione è prevista solo per la mattina seguente e quindi i manifestanti si preparano a passare la notte al freddo: la massa si divide in piccoli gruppi che condividono coperte e un mate caldo. Un colore permette di riconoscere i propri compagni di lotta: il verde.

Argentina Aborto 1

Figura: Io. Qualsiasi cosa verde. Is this a compagnx di lotta.

Infatti, già qualche anno fa, quando è cominciato il dibattito sulla legalizzazione dell’aborto in Argentina, le persone che erano a favore di questa legge hanno cominciato ad utilizzare un pañuelo verde (fazzoletto verde) appeso allo zaino o alla borsa, legato al polso, al collo o tra i capelli. Questo oggetto come simbolo è nato nel 2003 a Rosario, nella provincia di Santa Fe, in occasione del Encuentro Nacional de Mujeres (Incontro Nazionale di Donne), che da più di trent’anni si svolge regolarmente ad ottobre in diverse città dell’Argentina. Alcuni dicono che la scelta di questo colore sia semplicemente un caso: nell’Encuentro Nacional de Mujeres le ragazze volevano utilizzare dei fazzoletti viola (che da sempre è il colore del femminismo) come segno di appoggio alla legalizzazione dell’aborto. Siccome non c’era sufficiente stoffa viola, hanno scelto quella verde, che richiama la speranza. In quel momento, però, era solo un simbolo condiviso tra poche persone. Adesso, invece, il fazzoletto verde è riconosciuto da tutta la società argentina e anche in molti altri paesi dell’ America Latina, e mentre nel resto del mondo il colore che distingue il femminismo è il viola, in Argentina, oggi, è il verde.

Purtroppo, quando è cominciato il dibattito e un gran numero di persone ha preso posizione a favore dell’approvazione della legge, è sorto anche un movimento contrario, i cosiddetti pro vida (a favore della vita), che si sono unificati utilizzando lo slogan Salvemos las dos vidas (salviamo entrambe le vite) e che hanno scelto come colore simbolo della loro campagna il celeste. Quando è stata votata la proposta di legge, infatti, la piazza di fronte al Parlamento si è divisa: da una parte i “verdi” e dall’altra i “celesti” (per fortuna, con una grande prevalenza dei verdi).

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Perché un fazzoletto? Il fazzoletto, in Argentina, ha storicamente un significato di lotta per i diritti umani. Infatti è il simbolo delle Madres de Plaza de Mayo, un’associazione di donne che, durante e dopo la dittatura militare in Argentina (1976-1983), si riuniva in Plaza de Mayo (di fronte alla Casa Rosada, che sarebbe la sede presidenziale a Buenos Aires) indossando un fazzoletto bianco in testa, e organizzava manifestazioni per sapere dov’erano i loro figli desaparecidos, cioè sequestrati clandestinamente dalle forze militari. Insieme al gruppo delle Madres nacque anche quello delle Abuelas (le nonne) con l’obiettivo di trovare i nipoti (i figli dei loro figli perseguitati) che spesso erano stati presi dai militari e dati illegalmente in adozione. Il fazzoletto, quindi, rappresenta da più di quarant’anni la lotta pacifica per i diritti umani portata avanti dalle donne argentine.

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Mentre per le Madres y Abuelas il colore rappresentativo del fazzoletto è il bianco, nell’attuale lotta per la legalizzazione dell’aborto il tessuto si tinge di verde, e contiene lo slogan della campagna: educación sexual para decidir, anticonceptivos para no abortar, aborto legal para no morir (educazione sessuale per decidere, metodi contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire). Viene riportato anche l’obiettivo della campagna, cioè che l’aborto sia non solo legale, ma anche sicuro e gratuito. Si esige, quindi, che l’aborto non sia più un reato punito dalla legge, ma che lo Stato intervenga, tuteli qualsiasi persona che prende questa decisione, e fornisca i mezzi necessari perché possa sottoporsi ad esso attraverso il sistema sanitario pubblico. In un paese che ha subito la privatizzazione di gran parte dei servizi pubblici, la realizzazione di questa richiesta sarebbe un grandissimo passo avanti.

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Da quando ha cominciato a essere utilizzato da molte persone, il fazzoletto verde ha suscitato un grande dibattito: è un simbolo o soltanto una moda? È giusto che lo usino anche i giovani? Si può indossare a scuola? E in altre istituzioni pubbliche? Usare il fazzoletto verde significa essere femminista? Possono indossarlo gli uomini? Al di là delle diverse risposte a queste domande, è già importante che questi dubbi comincino a porsi. Significa che il fazzoletto sta compiendo la sua funzione: sta aprendo la riflessione su molte tematiche che prima non erano neanche messe in discussione.

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Tutta questa corrente di pensiero si è sviluppata quando in Argentina è nato il movimento Ni Una Menos (Non Una di Meno), nel 2015, come protesta contro i ripetuti femminicidi che stavano colpendo l’opinione pubblica, con una media di quasi un femminicidio al giorno. L’organizzazione Ni Una Menos, quindi, cercava di affrontare le cause che portano alla morte delle donne. Una delle ragioni principali identificate era la violenza domestica, che molte volte si trasformava in omicidio. Ma un’altra causa era anche l’aborto clandestino, per il quale non c’erano numeri precisi perché spesso venivano tenuti nascosti per evitare di mettere in difficoltà le molte  donne che si sottoponevano ad esso.

In Argentina, quindi, le manifestazioni più forti del femminismo hanno un fine ben preciso: evitare la morte di donne per motivi ai quali lo Stato stesso potrebbe (e dovrebbe) far fronte, cioè la violenza di genere e l’aborto clandestino. La diffusione del femminismo ha permesso di aprire il dibattito su altre questioni relative alla parità di genere che ancora oggi sono in discussione, come la prostituzione, le diverse forme di abuso, la disparità nell’ambito del lavoro, ecc. La questione dell’aborto, però, con uno slogan così semplice e indiscutibile, ha anche riunito il femminismo argentino sotto una stessa bandiera che unisce così tante persone che l’urlo di protesta non poteva più essere ignorato. Questo ha fatto sì che il dibattito passasse dal popolo al governo, e così nel 2018 c’è stata la votazione in Parlamento per la legalizzazione dell’aborto.

Spoiler sulla fine di questa storia: il 14 giugno il progetto è stato approvato dalla Camera dei Deputati, ma l’8 agosto, mentre fuori dal Parlamento migliaia di persone manifestavano a favore (e purtroppo anche contro) l’approvazione della legge, i senatori hanno votato contro e quindi l’aborto è ancora illegale in Argentina. Ma la lotta non finisce qui, e ora più che mai il pañuelo verde si vede per strada, nei trasporti pubblici, nelle piazze, nelle reti sociali, legato con forza alle borse delle vecchiette e agli zaini delle sedicenni.

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Alina

Recensione: “Tre Lezioni sull’Uomo” di Noam Chomsky

Prima è arrivato il riflusso, con la crisi della politica e il primato del personale; poi è arrivata la crisi delle ideologie e la fine degli -ismi; quindi è arrivato il crollo del muro e la “sconfitta definitiva” del comunismo; infine la notizia che la lotta di classe c’era stata, ma l’avevamo persa.

Riflusso Anni '80

Insomma: tutti a casa, ragazzi e ragazze. Al massimo un po’ di solidarietà, ma senza esagerare. Continua a leggere “Recensione: “Tre Lezioni sull’Uomo” di Noam Chomsky”

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