Pubblichiamo un interessante contributo sulla lotta delle donne argentine per la legalizzazione dell’aborto.
Buenos Aires, 14 giugno 2018, manca poco all’inizio dell’inverno. Una marea di persone occupa la strada di fronte al Parlamento, dove i deputati stanno discutendo l’approvazione della legge per la legalizzazione dell’aborto in Argentina. La votazione è prevista solo per la mattina seguente e quindi i manifestanti si preparano a passare la notte al freddo: la massa si divide in piccoli gruppi che condividono coperte e un mate caldo. Un colore permette di riconoscere i propri compagni di lotta: il verde.

Figura: Io. Qualsiasi cosa verde. Is this a compagnx di lotta.
Infatti, già qualche anno fa, quando è cominciato il dibattito sulla legalizzazione dell’aborto in Argentina, le persone che erano a favore di questa legge hanno cominciato ad utilizzare un pañuelo verde (fazzoletto verde) appeso allo zaino o alla borsa, legato al polso, al collo o tra i capelli. Questo oggetto come simbolo è nato nel 2003 a Rosario, nella provincia di Santa Fe, in occasione del Encuentro Nacional de Mujeres (Incontro Nazionale di Donne), che da più di trent’anni si svolge regolarmente ad ottobre in diverse città dell’Argentina. Alcuni dicono che la scelta di questo colore sia semplicemente un caso: nell’Encuentro Nacional de Mujeres le ragazze volevano utilizzare dei fazzoletti viola (che da sempre è il colore del femminismo) come segno di appoggio alla legalizzazione dell’aborto. Siccome non c’era sufficiente stoffa viola, hanno scelto quella verde, che richiama la speranza. In quel momento, però, era solo un simbolo condiviso tra poche persone. Adesso, invece, il fazzoletto verde è riconosciuto da tutta la società argentina e anche in molti altri paesi dell’ America Latina, e mentre nel resto del mondo il colore che distingue il femminismo è il viola, in Argentina, oggi, è il verde.
Purtroppo, quando è cominciato il dibattito e un gran numero di persone ha preso posizione a favore dell’approvazione della legge, è sorto anche un movimento contrario, i cosiddetti pro vida (a favore della vita), che si sono unificati utilizzando lo slogan Salvemos las dos vidas (salviamo entrambe le vite) e che hanno scelto come colore simbolo della loro campagna il celeste. Quando è stata votata la proposta di legge, infatti, la piazza di fronte al Parlamento si è divisa: da una parte i “verdi” e dall’altra i “celesti” (per fortuna, con una grande prevalenza dei verdi).

Perché un fazzoletto? Il fazzoletto, in Argentina, ha storicamente un significato di lotta per i diritti umani. Infatti è il simbolo delle Madres de Plaza de Mayo, un’associazione di donne che, durante e dopo la dittatura militare in Argentina (1976-1983), si riuniva in Plaza de Mayo (di fronte alla Casa Rosada, che sarebbe la sede presidenziale a Buenos Aires) indossando un fazzoletto bianco in testa, e organizzava manifestazioni per sapere dov’erano i loro figli desaparecidos, cioè sequestrati clandestinamente dalle forze militari. Insieme al gruppo delle Madres nacque anche quello delle Abuelas (le nonne) con l’obiettivo di trovare i nipoti (i figli dei loro figli perseguitati) che spesso erano stati presi dai militari e dati illegalmente in adozione. Il fazzoletto, quindi, rappresenta da più di quarant’anni la lotta pacifica per i diritti umani portata avanti dalle donne argentine.

Mentre per le Madres y Abuelas il colore rappresentativo del fazzoletto è il bianco, nell’attuale lotta per la legalizzazione dell’aborto il tessuto si tinge di verde, e contiene lo slogan della campagna: educación sexual para decidir, anticonceptivos para no abortar, aborto legal para no morir (educazione sessuale per decidere, metodi contraccettivi per non abortire, aborto legale per non morire). Viene riportato anche l’obiettivo della campagna, cioè che l’aborto sia non solo legale, ma anche sicuro e gratuito. Si esige, quindi, che l’aborto non sia più un reato punito dalla legge, ma che lo Stato intervenga, tuteli qualsiasi persona che prende questa decisione, e fornisca i mezzi necessari perché possa sottoporsi ad esso attraverso il sistema sanitario pubblico. In un paese che ha subito la privatizzazione di gran parte dei servizi pubblici, la realizzazione di questa richiesta sarebbe un grandissimo passo avanti.

Da quando ha cominciato a essere utilizzato da molte persone, il fazzoletto verde ha suscitato un grande dibattito: è un simbolo o soltanto una moda? È giusto che lo usino anche i giovani? Si può indossare a scuola? E in altre istituzioni pubbliche? Usare il fazzoletto verde significa essere femminista? Possono indossarlo gli uomini? Al di là delle diverse risposte a queste domande, è già importante che questi dubbi comincino a porsi. Significa che il fazzoletto sta compiendo la sua funzione: sta aprendo la riflessione su molte tematiche che prima non erano neanche messe in discussione.

Tutta questa corrente di pensiero si è sviluppata quando in Argentina è nato il movimento Ni Una Menos (Non Una di Meno), nel 2015, come protesta contro i ripetuti femminicidi che stavano colpendo l’opinione pubblica, con una media di quasi un femminicidio al giorno. L’organizzazione Ni Una Menos, quindi, cercava di affrontare le cause che portano alla morte delle donne. Una delle ragioni principali identificate era la violenza domestica, che molte volte si trasformava in omicidio. Ma un’altra causa era anche l’aborto clandestino, per il quale non c’erano numeri precisi perché spesso venivano tenuti nascosti per evitare di mettere in difficoltà le molte donne che si sottoponevano ad esso.
In Argentina, quindi, le manifestazioni più forti del femminismo hanno un fine ben preciso: evitare la morte di donne per motivi ai quali lo Stato stesso potrebbe (e dovrebbe) far fronte, cioè la violenza di genere e l’aborto clandestino. La diffusione del femminismo ha permesso di aprire il dibattito su altre questioni relative alla parità di genere che ancora oggi sono in discussione, come la prostituzione, le diverse forme di abuso, la disparità nell’ambito del lavoro, ecc. La questione dell’aborto, però, con uno slogan così semplice e indiscutibile, ha anche riunito il femminismo argentino sotto una stessa bandiera che unisce così tante persone che l’urlo di protesta non poteva più essere ignorato. Questo ha fatto sì che il dibattito passasse dal popolo al governo, e così nel 2018 c’è stata la votazione in Parlamento per la legalizzazione dell’aborto.
Spoiler sulla fine di questa storia: il 14 giugno il progetto è stato approvato dalla Camera dei Deputati, ma l’8 agosto, mentre fuori dal Parlamento migliaia di persone manifestavano a favore (e purtroppo anche contro) l’approvazione della legge, i senatori hanno votato contro e quindi l’aborto è ancora illegale in Argentina. Ma la lotta non finisce qui, e ora più che mai il pañuelo verde si vede per strada, nei trasporti pubblici, nelle piazze, nelle reti sociali, legato con forza alle borse delle vecchiette e agli zaini delle sedicenni.

Alina