Fuoco
Nonostante abbia un nome che fa pensare piuttosto al quaderno su cui un ordinato impiegato milanese annota le spese di famiglia, l’Indice di Gini è uno strumento utilizzato nello studio delle disuguaglianze all’interno di ogni singola nazione Va da zero a uno: se l’indice è vicino a 0 vuol dire che c’è più uguaglianza (nell’immaginario ideale socialista, l’indice sarebbe 0 e tutti guadagnerebbero nello stesso modo); più è vicino a 1, maggiore è la disuguaglianza; se esistesse un Paese con un indice pari a 1, vorrebbe dire che esiste un luogo dove una sola persona si trova in possesso di tutta la ricchezza disponibile e tutti gli altri non hanno niente: per fortuna, tale luogo non esiste e probabilmente non corrisponde nemmeno ai sogni dei più estremi fra gli avidi.
Su 124 Stati censiti nel sito di Wikipedia relativo alle disuguaglianze nei diversi Paesi, che fa riferimento a dati non recentissimi, il Guatemala si trovava nel 2000 al posto 118 con un indice pari a 0,599, seguito solo da 6 nazioni africane. In effetti solo con un indice così alto si può spiegare la forte povertà che si riscontra nel Paese e la rispettabile quantità di automobili di lusso che si vedono in giro. Per rispondere alla curiosità dei lettori, diremo subito che l’Italia si trovava al posto 52 con un indice di 0,360 e che al primo posto risulta la Danimarca, che nel 1997 aveva un indice di 0,247.
Quanto al PIL pro-capite, il Guatemala è al posto 106 tra i Paesi del mondo, con un dato di 4.472 dollari USA a persona. L’Italia e al posto 25, con 38.000 dollari USA a testa. Per quanto riguarda l’ISU (Indice di Sviluppo Umano), che considera il PIL, ma anche altri indicatori, tra cui la speranza di vita e il tasso di alfabetizzazione, il Paese centroamericano si trovava nel 2017 al posto 125, con un ISU di 0,640 (l’Italia era al 26esimo posto, con un valore di 0,887, tra la Slovenia e la Spagna).
Quanto costa la benzina in Guatemala? Incuriositi, leggiamo i prezzi esposti dal distributore, come avviene da noi. Sono circa 30 quetzales (la moneta locale: il cambio è di circa 8 quetzales per un euro). I conti non tornano: circa 4 euro al litro, non è possibile. Ma un momento di riflessione, seguito dalla conferma di un automobilista locale, ci svela l’enigma: il prezzo è in galloni, come negli USA. Ogni gallone contiene all’incirca 4 litri: quindi, il prezzo si aggira attorno a un euro al litro: adesso, sì!

I trasporti pubblici sono spesso un ottimo strumento per comprendere i Paesi in cui si viaggia. Sicuramente sono quelli dove si possono cogliere vari aspetti della vita e della quotidianità.


Arrivati a Città del Guatemala dopo un viaggio piuttosto lungo, siamo stati accompagnati da una gentilissima signora e dal suo taxista di fiducia vicino alla stazione dei pullman, dove abbiamo trovato l’ultimo automezzo diretto alla città coloniale di Antigua, che dista circa un’ora dalla capitale. La signora ci ha fatti salire sul mezzo consigliandoci caldamente di non scendere per nessuna ragione prima della partenza, che sarebbe avvenuta circa 15 minuti dopo: la sicurezza a quell’ora per strada non era garantita. Tutto questo alle 21.00. Pochissime persone in giro, un taxista che giocava a palla con un bambino, probabilmente il figlio della venditrice di cibo locale; il pullman semivuoto, almeno fino al momento della partenza, quando si sono materializzati i passeggeri che, nelle fermate successive, hanno cominciato ad affollarlo. Pochi, in realtà, quelli diretti ad Antigua, storica capitale del Paese; infatti, molti utilizzano quell’autobus “straordinario” per spostarsi all’interno della città.
Città del Guatemala ospita probabilmente 4.500.000 abitanti, molti di loro concentrati in quartieri poveri e con alloggi di fortuna. Nessuno sa esattamente quanti siano: i dati statistici si scontrano con la difficoltà di reperirli in modo affidabile La crescita demografica è stata comunque altissima, se si pensa che gli abitanti erano all’incirca 400.000 nel 1950; hanno raggiunto il milione attorno al 1970 e i 2 milioni attorno al 2000.
Erano quasi le 22.00 quando sono salite due giovani donne, con dei cestini-vassoio in cui era contenuto del cibo da vendere ai passeggeri. Era tardi, erano probabilmente stanche dopo una giornata di durissimo lavoro, eppure erano sorridenti con tutti, prodighe di saluti e battute. Sono scese poco dopo, senza avere venduto granché, portandosi dietro i loro sorrisi nella notte. Diciamo notte non solo perché noche si usa in spagnolo anche per la sera, ma soprattutto per la sensazione di ora tarda che dava la città a un orario nel quale per noi si può tranquillamente girare per le strade.
Antigua è l’altra faccia del Guatemala: pulita, ordinata, sicura, piena di turisti a tutte le ore, soprattutto di statunitensi, che vengono a imparare lo spagnolo in questa città coloniale, attorniata dai vulcani, che si sono spesso fatti sentire, e soggetta ai terremoti.


Costruita una prima volta attorno al 1541, quando occupava un intero isolato, e distrutta dal terremoto del 1773 (l’ evento che portò allo spostamento della capitale), la bellissima cattedrale antica è oggi visitabile nei suoi resti sul retro dell’attuale edificio, notevolmente ridotto rispetto all’originale.

Girare per Antigua significa vedere chiese e palazzi coloniali, camminare sull’acciottolato e passeggiare lungo la piazza principale (Parque Central), magari incontrando una ragazza che riceve un servizio fotografico per la celebrazione dei suoi 15 anni (una ricorrenza importante in America Latina).

Non è raro trovare in piazza i rappresentanti del gruppo “Antigua Exige”, con i loro altoparlanti, intenti a reclamare giustizia e diritti.

Alcuni statunitensi qui hanno fatto le cose in grande: hanno comprato i resti di un antico convento domenicano e lo hanno trasformato in hotel di lusso, con statue dei secoli passati, un museo – a pagamento per chi non alloggia nell’albergo – e perfino una chiesa, dove celebrare matrimoni “esclusivi”. Diciamolo, la presenza di certi yankees a volte è piuttosto ingombrante…
Con un viaggio di circa due ore si raggiunge il lago Atitlán, circondato da vulcani attivi, che incombono con la loro presenza, e da villaggi, alcuni graziosi, altri purtroppo colonizzati da gruppi new age, che ne hanno fatto una specie di santuario, relegando ai margini la cultura locale.



Anche qui, come in tutto il Guatemala, sono diffusissimi dei piccoli mezzi di trasporto, chiamati tuk-tuk, che per pochi quetzales trasportano uno o due passeggeri a destinazione: agili anche nelle salite più impervie e utilissimi per sgattaiolare nel traffico, i tuk-tuk sono un elemento che caratterizza il paesaggio urbano praticamente ovunque.


Non lontano si trova Chichicastenango, tradizionale centro di scambi commerciali, dove il giovedì e la domenica si tiene il mercato, nelle vie attorno alla bella chiesa, colma di religiosità locale, di candele e di profumi.

Fin dalla sera precedente arrivano persone, camion, merci, si mangia lungo la strada in chioschi aperti per chi viene a vendere o a comprare,

si vedono i venditori che cominciano ad apparecchiare le bancarelle. All’alba il movimento si infittisce progressivamente: i più veloci sono già pronti a vendere di tutto, a contrattare, a mostrare i propri prodotti ai locali e ai (pochi) stranieri in circolazione.


Dopo le nove cominciano ad arrivare i primi gruppi di turisti: una parte del mercato è riservata a loro, ma ci sono vie, un po’defilate, dove si svolgono le trattative fra venditori e compratori locali per l’acquisto di una tela, un vestito, una gallina.


Nel pomeriggio l’attività scema e poi si spegne, pronta a riprendere pochi giorni dopo, uguale apparentemente, anche se non tutto è immutabile: la venditrice di orchidee mostra con l’ausilio del suo cellulare come fare per piantare e fare crescere rigogliose le piante: modernità e tradizione, come nella migliore tradizione, come quasi ovunque.

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