
Milano 17 gennaio 2023: incontro a villa Scheibler sulla sanità lombarda


In una Italia ripiegata intorno all’ammirazione del proprio ombelico, l’unica tragedia internazionale degna di nota sembra essere la guerra d’Ucraina. Già le vicende iraniane e afghane ricevono solo copertura a sprazzi dai nostri mass-media. Delle altre tragedie mondiali: Yemen, Siria, Libia, Etiopia… in genere si tace. Della grave crisi politica tunisina (peraltro alle nostre porte) nessuno sa nulla.
Tra queste tragedie dimenticate quella degli Ezidi o Yazidi è una di quelle che suscita meno interesse. Popolazione composta da poche decine di migliaia di persone, di enia curda, vive in Iraq e pratica una propria religione. E’ balzata tristemente agli onori della cronaca nel 2014 quando gli Ezidi vennero aggrediti dall’ISIS, massacrati (si parla di almeno diecimila vittime), costretti alla conversione all’Islam o alla fuga, le donne rapite e schiavizzate. A una di queste donne, Nadia Murad è stato conferito nel 2018 il premio Nobel per la pace.

Gli Ezidi sono stati liberati grazie all’intervento armato dei curdi del Rojava. In seguito a questo si sono auto-organizzati creando una amministrazione autonoma che ha abbracciato i principi del confederalismo democratico. A seguito di questa scelta di autogoverno ora gli Ezidi sono stretti dalla minaccia del governo irakeno, della Turchia di Erdogan e di quella dei tagliagole dell’ISIS. In uno stillicidio di attacchi (spesso coi droni) che seminano morte e distruzione nell’indifferenza dell’Occidente.
Personalmente (non avendo letto in precedenza libri di Zerocalcare) non credevo che un fumetto potesse coniugare in questo modo levità, empatia per la tragedia ezida, informazione, orrore e autoironia. Una scommessa pienamente riuscita da parte di un autore che già si era occupato del Rojava col libro “Kobane calling” del 2016.

Accanto al testo di Zerocalcare segnaliamo per un approfondimento il libro di Rojbin Beritan e Chiara Cruciati, “La montagna sola: gli Ezidi e l’autonomia democratica di Sengal”, Alegre edizioni.
Due testi complemetari (i/le tre hanno fatto insieme il viaggio fino a Shengal) utili per comprendere questa tragedia (colpevolmente) dimenticata.
Mauro
Chi segue i nostri interventi sa quanto la questione della sanità pubblica, al servizio di ogni persona, senza discriminazioni di nessun genere e quindi nemmeno economica, sia un argomento su cui ci soffermiamo con continuità.
Tra poche settimane in Lombardia ci saranno le elezioni regionali. Una scadenza significativa per mettere in luce le politiche attuate dal 1995 dai vari governi di centro-destra a guida Formigoni, Maroni e ora Fontana (sostenuti da Forza Italia, dalla Lega e da Fratelli d’Italia), tese a regalare denaro pubblico alle aziende private, facendone ricadere il costo sulle finanze pubbliche e sui cittadini, che devono pagare di tasca propria per ottenere in tempi ragionevoli i servizi sanitari a cui hanno diritto e che hanno già pagato con le tasse.
Continua a leggere “Sanità pubblica e Regione Lombardia: 10 punti da tenere a mente”“Restiamo umani”, l’appello di Vittorio Arrigoni, volontario e giornalista, ucciso a Gaza il 15 aprile 2011 da un gruppo di presunti estremisti salafiti. E’ più che mai attuale in un momento come questo quando la guerra e l’oppressione imperversano su buona parte del nostro pianeta (e non solo in Ucraina, in Iran e in Afghanistan)…

Sappiamo quanto sia importante che i lavoratori possano esercitare il diritto pubblico di critica (peraltro previsto dalla Costituzione) rispetto ai loro luoghi di lavoro.
Cosa accadrebbe se gli infermieri non potessero più denunciare le precarie condizioni della sanità, i ferrovieri la pericolosità del loro lavoro, gli insegnanti le pessime condizioni della scuola pubblica ?
Fantascienza ? No, è quanto accadrà con il nuovo codice di comportamento dei dipendenti della Pubblica amministrazione in cui tra l’altro il dipendente “è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale“
Riportiamo in proposito l’intervento di un lavoratore
Tra le novità della legge di bilancio presentata dal governo Meloni abbiamo il ritorno dei voucher come sistema per compensare il lavoro occasionale, una forma di retribuzione che in passato aveva dato luogo a gravi abusi. Facciamo il punto della situazione riproponendo un articolo comparso su “Umanità Nova”
“Tra le ultime novità approvate dal governo Meloni abbiamo il poco gradito ritorno dei voucher come strumento di pagamento per lavori definiti “occasionali”.
Questa vergognosa forma di sfruttamento ha una lunga storia (vedi UN 11 marzo 2017). Istituiti formalmente con la legge Biagi (governo Berlusconi, D. L.vo 276/2003) che li riservava alla retribuzione di lavori “di natura meramente occasionale” di soggetti marginali (“lavoretti” di studenti, pensionati, casalinghe, disoccupati o disabili) hanno trovato per la prima volta effettiva applicazione solo nel 2008 (governo Prodi) quando sono stati introdotti sperimentalmente per prestazioni occasionali di tipo accessorio nel comparto delle vendemmie. L’obiettivo dichiarato era semplice: creare una forma agile di pagamento facendo emergere nel contempo il lavoro. SEGUE
Il professor Silvio Garattini, medico e farmacologo di caratura internazionale, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, ha pubblicato un libro dal titolo Brevettare la salute? Una medicina senza mercato (Il Mulino, 2022, pagg. 128, 12 Euro), in cui parla della sua visione della medicina e delle sue proposte per sganciare la medicina dalla tirannia del mercato e del profitto per restituirla al suo ruolo naturale di strumento per assicurare una vita migliore a tutti gli esseri umani.

Intervistato dalla giornalista scientifica Caterina Visco, Garattini espone le sue opinioni sui brevetti e sulla medicina, toccando vari temi di grande interesse e attualità.
Continua a leggere “Una medicina senza mercato – Recensione del libro “Brevettare la Salute?” di Silvio Garattini”Come è potuto accadere che uno strumento come le cooperative, nato nell’Ottocento come mezzo di solidarietà e di sviluppo delle classi più povere si sia trasformato (nella migliore delle ipotesi) in un nuovo modello di azienda capitalistica o (nella peggiore) in un mezzo di sfruttamento dei lavoratori ?
E’ ancora possibile invertire la tendenza, riproponendo un modello solidaristico di cooperazione ?

Alla prima domanda cerca di rispondere un agile libro di qualche anno fa di Giovanni Marilli e Daniele Ratti, “La cooperazione in Italia: dalla pratica solidale alla logica di mercato”, Zero in condotta, 2018
che mostra il passaggio dagli albori del mutualismo cattolico, mazziniano e socialista all’incontro con il sistema degli appalti delle amministrazioni locali (divenuto poi con Giolitti raffinato sistema di scambio e ricatto politico), alle compromissioni col fascismo, fino ai fasti e nefasti dell’Italia repubblicana.
Alla seconda cerca di rispondere (tra le altre) una riflessione proveniente dal mondo della cooperazione e scritta dal pordenonese Gian Luigi Bettoli (che riportiamo integralmente di seguito)
Continua a leggere “Cooperative: strumento di solidarietà o di sfruttamento ?”