Come è potuto accadere che uno strumento come le cooperative, nato nell’Ottocento come mezzo di solidarietà e di sviluppo delle classi più povere si sia trasformato (nella migliore delle ipotesi) in un nuovo modello di azienda capitalistica o (nella peggiore) in un mezzo di sfruttamento dei lavoratori ?
E’ ancora possibile invertire la tendenza, riproponendo un modello solidaristico di cooperazione ?

Alla prima domanda cerca di rispondere un agile libro di qualche anno fa di Giovanni Marilli e Daniele Ratti, “La cooperazione in Italia: dalla pratica solidale alla logica di mercato”, Zero in condotta, 2018
che mostra il passaggio dagli albori del mutualismo cattolico, mazziniano e socialista all’incontro con il sistema degli appalti delle amministrazioni locali (divenuto poi con Giolitti raffinato sistema di scambio e ricatto politico), alle compromissioni col fascismo, fino ai fasti e nefasti dell’Italia repubblicana.
Alla seconda cerca di rispondere (tra le altre) una riflessione proveniente dal mondo della cooperazione e scritta dal pordenonese Gian Luigi Bettoli (che riportiamo integralmente di seguito)
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