Memoria di classe: Peterloo 1819

Il film del regista inglese Mike Leigh, Peterloo, da poche settimane sugli schermi italiani, narra fatti realmente accaduti a Manchester, culla della rivoluzione industriale, il 16 agosto 1819: una strage di lavoratori durante una manifestazione – nota da allora come “il massacro di Peterloo”.
massacro
George Cruikshank massacro di Peterloo (1819)

 

Nella storia del movimento operaio (e non solo inglese!), quei fatti – preceduti da scioperi e dimostrazioni sempre più frequenti – si collocano fra l’estinguersi del “luddismo” (il sabotaggio, l’istintiva reazione, da parte dei lavoranti a domicilio del sistema manifatturiero, all’introduzione delle prime macchine che annunciavano l’avvento del sistema di fabbrica) e l’evolvere di quelle sparse lotte operaie verso il movimento organizzato che ebbe il nome di “cartismo” (dalla “Carta” di rivendicazioni intorno a cui si coagulò): quindi, fra i primissimi anni dell’800 e gli anni ’40 – esperienze decisive che, insieme ad altre sul piano sia economico che politico e filosofico, concorreranno a formare l’humus per l’affermarsi del materialismo dialettico, del comunismo (La situazione della classe operaia in Inghilterra è del 1844, il Manifesto del partito comunista del 1848). Ma torniamo a Manchester. Peterloo non esiste e non esisteva, sulla mappa della città. Esistevano allora i St. Peter’s Fields, un ampio spiazzo libero, nel quale era usanza riunirsi e indire comizi e riunioni all’aperto. Quel giorno d’agosto, tra le 60 e le 80mila persone si radunarono in quel luogo, per ascoltare le parole dei più noti agitatori del momento: la futura cartista Mary Fildes, il giornalista Richard Carlile, il tessitore-poeta Samuel Bamford, l’oratore radical Henry Hunt… La mobilitazione era stata indetta per protestare contro la diffusa corruzione parlamentare (sono passati due secoli…) e rivendicare il suffragio universale e ampie, profonde riforme sociali, in un’epoca – come s’è detto – di tremende condizioni di vita e di lavoro, oltre che di acute lotte operaie. I manifestanti venivano da tutta Manchester, da Salford, dalle città e cittadine di un Lancashire in piena rivoluzione industriale: uomini, donne, bambini. Di fronte a loro, un impressionante schieramento poliziesco e militare: polizie locali, agenti speciali, reparti di ussari e la Reale Artiglieria a Cavallo. A un certo punto del comizio di Hunt, dopo la rituale lettura del Riot Act, gli ussari e la cavalleria entrarono in azione con tremenda violenza: i morti accertati furono 15, fra cui un bambino di due anni e una madre di sette bimbi piccoli, i feriti fra i 400 e i 700 – cifre con ogni probabilità inferiori alla realtà. La “felice vecchia Inghilterra”… L’indignazione fu enorme, alimentata anche dai resoconti accesi del “Guardian” e di altri giornali importanti: il direttore di uno di questi coniò allora l’espressione “Peterloo”, con sarcastico riferimento alla battaglia di Waterloo di quattro anni prima, quando proprio la cavalleria e gli ussari erano stati protagonisti della vittoria sulle armate francesi di Napoleone. Primo Ministro era allora l’odiato Lord Castlereagh, responsabile di altri eventi repressivi in Inghilterra e in Irlanda, e a tenergli bordone era l’altrettanto odiato Ministro degli Interni Lord Sidmouth. Il giovane poeta ribelle, Percy Bisshe Shelley, che si trovava in quel momento in Italia, saputo dell’eccidio, scrisse subito, di getto, un lungo poema in cui immagina un corteo di tutti i componenti del governo nascosti dietro orribili maschere sanguinarie: Castlereagh con la maschera “Assassinio”, Sidmouth con quella “Ipocrisia”, seguiti “da molte altre distruzioni/ tutte travestite, fino agli occhi,/ da vescovi, avvocati, nobili e spie”. Scandiva il poema una stanza rivolta al popolo inglese, per troppo tempo soggetto agli arbitri del potere: “Levatevi come leoni dopo il sonno/ in numero invincibile,/ gettate a terra come rugiada le catene/ che vi son cadute addosso mentre dormivate./ Siete in molti – e loro son pochi”.

Schiavitù moderne: i riders

Nelle maggiori città sono ormai diventati un elemento tipico del traffico urbano: sulle loro biciclette sfrecciano per portare nelle nostre case piatti preparati dai più diversi ristoranti, al servizio di piattaforme come Foodora, Glovo e Deliveroo, un ramo d’impresa noto come Food delivery (cioè consegna di cibo a domicillio).

MIlano, 1 maggio 2019 manifestazione dei riders davanti a Glovo

I riders sono lavoratori completamente privi di tutele. Considerati come lavoratori “autonomi” vengono pagati a cottimo (in base alle consegne effettuate), sono controllati da complessi algoritmi che spingono verso il fondo della lista (e la disoccupazione) i riders che non si dimostrano abbastanza solleciti ad accettare a qualsiasi ora qualsiasi chiamata del datore di lavoro. La bicicletta ce la mettono loro e in caso di incidente non godono di alcuna forma di copertura. È vero che (a seguito alle proteste dei dipendenti) un’azienda come Glovo ha accettato di sottoscrivere una polizza assicurativa a loro favore, ma si è rivelata inefficace nella maggior parte dei casi perché scatta solo nel caso di una ospedalizzazione di almeno quattro giorni !

Di fronte a questa situazione i riders hanno iniziato ad organizzarsi proclamando scioperi e dimostrazioni, portando all’attenzione del grande pubblico la loro situazione.Continua a leggere “Schiavitù moderne: i riders”

Liste d’attesa in sanità

Riportiamo le indicazioni tratte dal sito di Medicina Democratica, a cui rimandiamo per ulteriori specificazioni, per ottenere in tempi ragionevoli le visite e gli esami nel caso in cui ci siano ritardi da parte delle strutture pubbliche di riferimento:

 

LISTE D’ATTESA IN SANITA’, ISTRUZIONI PER L’USO

Quale contributo a iniziative di “autodifesa” nei confronti dei ritardi nella erogazione delle prestazioni sanitarie del servizio sanitario nazionale (voluti, a favore della sanità privata) riportiamo sotto delle LINEE GUIDA PER LA PRENOTAZIONE DI VISITE ED ESAMI IN TEMPI STABILITI E RAGIONEVOLIContinua a leggere “Liste d’attesa in sanità”

Recensione: “Per un’idea di Scuola” di Massimo Baldacci

Segnaliamo un libro molto interessante, utile per riflettere sul ruolo degli insegnanti, sul significato della professione docente, sul valore che in una società ha l’insegnamento.

Il libro è “Per un’Idea di Scuola. Istruzione, lavoro e democrazia”, di Massimo Baldacci (Franco Angeli, 2014, 150 pagine, 20 Euro).Continua a leggere “Recensione: “Per un’idea di Scuola” di Massimo Baldacci”

Manifestazione contro gli incidenti sul lavoro

Sabato 27 aprile 2019 si e svolta per le vie di Sesto San Giovanni (MI) una manifestazione contro gli incidenti sul lavoro indetta dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio:

Si può trovare un resoconto della manifestazione a questo link:

Alla manifestazione hanno aderito diverse associazioni, tra cui Medicina Democratica e l’Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA)

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Ha fatto anche cose buone

Il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, esponente di spicco di Forza Italia, ha ritenuto necessario sottolineare come Mussolini abbia fatto “anche cose positive”. Naturalmente fino alla guerra o alle Leggi Razziali. Bontà sua, a Tajani sorge il dubbio, presto fugato, che anche prima, con il delitto Matteotti, non è che Mussolini fosse stato un luminoso esempio.

Cosa lo ha spinto a fare una dichiarazione simile? Che bisogno c’era di affermare qualche cosa di così banale e al contempo di così superficiale e distorto rispetto alla realtà storica?

il befano e la bambina
Il befano e la bambina

Ovvio. Mussolini ha fatto anche cose buone, come si sente dire in giro da persone non esattamente qualificabili come intellettuali o neanche solo capaci di pensare un po’ più in profondità. Chi non ha fatto anche cose buone? È da supporre che Tajani vorrà quindi istruirci prossimamente anche sui successi di Stalin nel trasformare la Russia in una potenza mondiale (magari, nella sua cronologia, prima della creazione dei gulag); o forse sulla diminuzione della disoccupazione e sulla costruzione della “macchina del popolo” – la VolksWagen – nella Germania degli anni ’30 (prima della guerra, naturalmente); oppure, chissà, si sarà informato sulle cose buone fatte da Erode (prima della strage degli innocenti), dal conte Dracula (prima che succhiasse il sangue delle sue vittime) o del mostro di Milwaukee (prima delle sue azioni da serial killer).

Il fatto è che se uno commette delle atrocità che ne condizionano irrimediabilmente l’immagine, cercare degli aspetti positivi nella sua esistenza dovrebbe servire solo per riflettere in modo disilluso e, possibilmente, critico, sugli avvenimenti della storia per darle quel ruolo di “maestra di vita” che si è giustamente voluto darle. Non per rivalutare il personaggio in questione.Continua a leggere “Ha fatto anche cose buone”

Gaetano Amoroso: vittima del fascismo

 

Oggi 29 aprile 1976 moriva Gaetano Amoroso. Insieme ad altri compagni, era stato aggredito e accoltellato la sera del 27 aprile 1976 in via Uberti a Milano da un gruppo di fascisti.
Gli assassini (Cavallini, Folli, Cagnani, Pietropaolo, Terenghi, Croce, Frascini, Forcati), tutti provenienti alla sede del Msi di via Guerrini, con lo scopo preciso di uccidere.
Gaetano morì nella notte tra il 29 e il 30 aprile.
Gli otto assassini fascisti furono arrestati poche ore dopo il fatto: l’accusa iniziale di aggressione fu trasformata, quando il 30 aprile Gaetano morì per le ferite subite, in quella di omicidio premeditato e tentato omicidio pluriaggravato, quest’ultima per il ferimento di due compagni di Amoroso.

 

MEMORIA ANTIFASCISTA
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