Il teatrino dei commenti sulle prove INVALSI è tornato, stantio come ogni anno, vuoto e retorico, senza nessuna volontà di affrontare il problema, perché affrontarlo sul serio significherebbe chiedersi come possono ripetersi dati sostanzialmente analoghi nel tempo, dati che riaffermano una verità evidente: la scuola in una società diseguale non può che riflettere la disuguaglianza e perpetuarla, nonostante la buona volontà e l’ammirevole impegno di numerosissimi insegnanti e operatori scolastici.

Commentatori di varia provenienza sottolineano come ci siano disparità nei risultati fra Nord e Sud, proprio mentre il governo a trazione leghista, con l’autonomia regionale differenziata, vuole accentuare la differenza tra le regioni, non a vantaggio di chi è in ritardo e quindi deve recuperare, ma a esclusivo vantaggio di chi già gode di condizioni migliori.
Ribadiamolo una volta ancora: i risultati dei test standardizzati (come INVALSI o PISA) riflettono a livello territoriale, così come a livello individuale, le differenze di reddito fra gli studenti. Tanto che analisti e professionisti del settore educativo arrivano ad affermare che “basterebbe conoscere la dichiarazione dei redditi dei genitori per conoscere i risultati degli studenti” e questo anche in Italia, dove pure qualche dubbio sulla veridicità dei dati contenuti nelle dichiarazioni dei redditi è lecito averlo…

Prima di procedere, è forse opportuno spiegare molto brevemente cosa si intende per “test standardizzati”: si tratta di prove preparate sotto forma di quiz da parte di istituti specializzati e sottoposte a tutti gli alunni, senza distinzione territoriale o di altro tipo, per verificare il livello delle conoscenze degli studenti in un dato Paese (per l’Italia, le prove INVALSI) o in diversi Paesi (a livello internazionale, le prove PISA). Le critiche nei confronti di questi meccanismi di valutazione sono numerose e fondate e ci torneremo, ma in questo momento il problema che vogliamo analizzare è un altro e cioè il rapporto tra condizioni economiche della famiglia d’origine e risultati degli studenti. La letteratura in materia è sconfinata: per semplicità rimandiamo a questo articolo del quotidiano La Voce del 2017.

La tesi, supportata da innumerevoli ricerche a livello nazionale e internazionale, è questa: migliori sono le condizioni di partenza per quanto riguarda il livello economico, culturale, sociale della famiglia e migliori sono le condizioni socio-economiche del territorio in cui sorgono le scuole, migliori saranno i risultati degli studenti. Le prove standardizzate non fanno altro che fotografare una situazione già ben nota a tutti quanti da decenni. Ci si chiede se valga davvero la pena spendere tanti soldi per avere risultati che conosciamo già in anticipo.
Riteniamo utile fornire la possibilità di leggere alcuni commenti espressi nel tempo sui risultati INVALSI, a testimonianza del fatto che le nostre affermazioni sono fondate su dati e non su semplici supposizioni.
Per i dati del 2019 scegliamo Il Fatto Quotidiano: Invalsi, forti divari Nord-Sud nei risultati delle prove di matematica
Vediamo i commenti relativi al 2018, da Il Sole 24 Ore: Prove Invalsi, con il test di inglese si allarga il divario Nord-Sud
Facciamo un salto all’indietro nel tempo e vediamo i commenti relativi al 2015 dal sito di Rai News: Test Invalsi, il Sud arranca ancora su inglese, matematica e italiano
Andiamo allora al 2012, per verificare quali erano i commenti, ancora dal Sole 24 Ore: Il bilancio sulle prove Invalsi: alunni più bravi al Nord, il Sud è in ritardo
E chiudiamo con il 2008-2009, biennio per il quale abbiamo trovato un commento de Il Sussidiario: Invalsi, rapporto degli apprendimenti 2008-2009 della primaria: previsioni confermate. Leggiamo di cosa si tratta nell’articolo: “Insomma i dati ci dicono la solita e sempre più marcata differenza fra il centro nord e il sud, dove nel primo caso i risultati sono soddisfacenti mentre nel secondo piuttosto deludenti”.

Insomma, da oltre dieci anni vengono eseguiti test costosissimi in tutto il territorio nazionale per vedere confermato quanto già si prevedeva nel 2008 e cioè che al Sud i livelli di apprendimento sono meno elevati che al Centro-Nord. Ma in questi anni praticamente nulla e stato fatto per migliorare le condizioni di apprendimento delle fasce più disagiate e dei territori in difficoltà.

I test Invalsi servono solo per alimentare questo stucchevole stuolo di commenti retorici e inutili che ogni anno ci vengono propinati.
La scuola ha bisogno di ingenti investimenti a tutti i livelli per garantire più equità, che non vuol dire dare a tutti nella stessa misura né tantomeno dare ancora di più a chi si trova già in situazioni di privilegio territoriale, come si vorrebbe fare con l’Autonomia Regionale Differenziata, bensì maggiore sostegno a chi è più in difficoltà, sia tra le diverse regioni, sia nei territori, favorendo le scuole frequentate da alunni e studenti in situazioni di disagio socio-economico.
O si fa questa scelta o si continueranno a buttare via risorse per tornare a scoprire ogni anno l’acqua calda.

Prateria Ribelle