Ricerca scientifica, medicina e interessi economici

Si assiste da tempo a un attacco ai risultati della ricerca scientifica, spesso da parte di persone che non hanno le competenze adeguate per criticare i principi su cui si basano le attività di ricerca oppure che sminuiscono o negano i vantaggi che derivano dal lavoro di chi si occupa di scienza.

Per limitarci al campo della medicina, sono innegabili i successi in termini di longevità e di qualità della vita che sono derivati all’intera umanità dall’introduzione di farmaci fondamentali, come gli antibiotici, e dalla diffusione su scala planetaria dei vaccini che hanno eliminato, solo per fare due esempi, una delle malattie più devastanti della storia, il vaiolo, e hanno ridotto in maniera notevolissima la poliomielite.

L’aumento della speranza di vita in tutti i Paesi rispetto a un secolo fa, quando la diffusione di antibiotici e vaccini era molto inferiore a oggi, è un risultato oggettivo che nessuno può in buona fede mettere in discussione.

Eppure, è dall’interno dello stesso mondo scientifico che parte una delle minacce più grandi alla credibilità della scienza, rappresentata dagli interessi delle case farmaceutiche, che sono disposte a tutto pur di accumulare ingenti profitti sulla salute delle persone.

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Una scuola per tutti?

Mentre si sviluppa giustamente il dibattito sulla sanità e sulle discriminazioni vissute da chi non ha i mezzi per rivolgersi alla sanità privata ed è costretto a rinunciare alle prestazioni o a erodere i propri scarsi risparmi per curarsi, una scarsa attenzione è riservata alla separazione che diventa sempre più accentuata tra chi ha i mezzi per accedere a un’istruzione d’élite e chi frequenta le scuole pubbliche, che rischiano di rimanere sempre più indietro.

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Un dibattito di importanza fondamentale per il futuro della sanità in Italia

Il dibattito sulla sanità in Italia registra nuovi contributi, dai quali emerge come sia sempre maggiore il rischio di un totale abbandono dei principi della Legge 833/78 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale.

Negli ultimi mesi si sono registrate due prese di posizione importanti.

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I LAVORATORI DIGITALI (PLATFORM WORKER): PROBLEMI E PROSPETTIVE

Prateria ribelle si è già occupata più volte del tema dei lavoratori digitali (platform worker), su questo argomento riportiamo ora questo articolo dal n. 6/marzo 2023 di “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe”

“Prima di internet, sarebbe stato difficile trovare qualcuno e farlo sedere per dieci minuti a lavorare per te, per poi licenziarlo passati quei dieci minuti. Ma con la tecnologia, in realtà, puoi davvero trovarlo, pagarlo una miseria e poi sbarazzartene quando non ti serve più” (1) questa frase dell’imprenditore americano Lukas Biewald descrive alla perfezione la nuova realtà creata dal capitalismo delle piattaforme.

Una situazione tutt’altro che marginale visto che (secondo stime ufficiali) attualmente risultano attive nella sola Unione europea circa 500 piattaforme digitali che nel 2022 impiegavano almeno 28 milioni di lavoratrici/ori, destinate a diventare 43 milioni entro il 2025, un nuovo proletariato digitale privo di ogni tutela. (2)

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Chi piange chi – L’incidente di Firenze e il cordoglio dei potenti

Sono passati tre giorni da quando l’ennesimo incidente sul lavoro ha colpito, questa volta a Firenze, un gruppo di operai che lavoravano in un cantiere.

Al momento si parla di quattro operai morti e di un disperso. Riteniamo superfluo aggiungere dei link, visto che la notizia è conosciuta e ci sono costanti aggiornamenti.

Ciò che ci colpisce sono i commenti, sempre uguali, sempre inutili, sempre superficiali. Di incidenti sul lavoro ci occupiamo costantemente, dalla nascita di questo spazio di commento e di discussione. Facciamo fatica a ripetere le stesse cose. Soprattutto siamo infastiditi dalla retorica di chi non ha il diritto di piangere morti che non gli appartengono.

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Il ruggito del topo:  il Ministro dell’Istruzione Valditara e le occupazioni delle scuole da parte degli studenti

Diversi organi di stampa hanno riportato il testo di una nuova circolare del Ministro dell’Istruzione Valditara, questa volta sulle occupazioni delle scuole da parte degli studenti. Tra gli altri, ne hanno scritto il giorno 6-2-2024 La Tecnica della Scuola e il sito dell’emittente Radio Onda d’Urto, quest’ultimo con un commento di Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale della Rete degli Studenti Medi, disponibile anche in versione audio.

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Siamo uguali di fronte alle leggi?

Nelle aule di tribunale, campeggia la scritta: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI.

Sarà vero?

Nella percezione comune, questa affermazione non dà l’impressione di rappresentare ciò che avviene nella realtà. Si tratta di una percezione che sembra avere fondamento.

Vediamo in questo breve testo tre aspetti della questione: 1) le differenze economiche tra i componenti della cittadinanza a cui vengono indirizzate le leggi2) la possibilità per le persone facoltose di sfruttare a proprio vantaggio il conflitto giudiziario3) l’abitudine all’utilizzo degli strumenti offerti dal diritto che consente ad alcuni di uscire vincitori da una contesa legale.

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Bella Milano, ma non ci vivrai: il caso San Siro

In un precedente post ci siamo già occupati del quartiere San Siro, “uno spazio – evidenzia Luca – con caratteristiche particolari nel panorama urbano milanese. Situato in una posizione semiperiferica, vicina allo stadio, […] diviso in due zone distinte:

una parte, caratterizzata da edifici e case unifamiliari abitati da persone di medio-alto livello economico; un’altra, totalmente differente, caratterizzata dalla concentrazione di case popolari, spesso in una situazione di forte degrado e la cui popolazione nel tempo si è trasformata”.

Nel libro di Paolo Grassi, “Barrio San Siro. Interpretare la violenza a Milano” (che viene recensito in quell’articolo) l’accento viene posto sul quadrilatero di case popolari “delimitato da quattro vie e da edifici di stampo razionalista uguali a sé stessi che si ripetono: 6.000 abitazioni circa, 12.000 persone, un unico ente proprietario, Aler […] un quartiere caratterizzato da una superdiversità. Circa il 50% degli abitanti è di origine straniera, provenienti da 84 Paesi diversi” e che versa in una situazione di pesante disagio.

Grazie ad un agile studio, uscito pochi mesi, fa possiamo ora analizzare il quartiere da un altro punto di vista: quello della futura trasformazione urbana della zona veicolata dalla speculazione edilizia.

Si tratta di un “Pieghevole”, intitolato “Bella Milano, ma non ci vivrai” che “rappresenta la sintesi, analitica e grafica, di un lavoro laboratoriale durato più di un anno, [portato avanti da OFF topic ]assieme a SICET, comitati per la casa, ricercatrici e ricercatori universitari, giornalist@ e attivist@, con l’obiettivo di fornire strumenti utili alla lotta per il diritto alla città e al contrasto ai fenomeni di consumo di suolo, caro-affitti, turistificazione, finanziarizzazione del mattone di cui il capoluogo lombardo è protagonista a livello nazionale, effetti e cause al tempo stesso di quel modello Milano che mostra così bene i volti della disuguaglianza economica e sociale al tempo del turbocapitalismo in salsa italiana.”

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